Nel corso del Convegno “Il mondo difficile della relazione bambino-adulto”, all’interno della Tavola Rotonda dal titolo “Relazioni e intimità: l’egodistonia sessuale” era previsto anche un mio intervento ma, per carenza di tempo, abbiamo deciso di eliminarlo al fine di dare più spazio agli altri relatori invitati. Ho deciso di utilizzare questa sede per esprimere quello che avevo intenzione di comunicare.

Prima di tutto una premessa per introdurre il tema …

Negli ultimi anni mi sono dedicato intensamente a studiare il tema dell’orientamento sessuale egodistonico, approfondendo gli aspetti deontologici, teorici e terapeutici. In questo percorso mi sono reso conto che, purtroppo, soprattutto in Italia, le informazioni vengono deformate, malauguratamente anche dagli addetti ai lavori. Era mia intenzione, pertanto, focalizzare i miei dieci minuti di intervento sull’ultimo documento dell’American Psychological Association, fondamentale per tutti gli aspetti citati: deontologici, teorici e terapeutici.

Ho deciso di focalizzarmi su questo documento non perché i colleghi statunitensi siano migliori di noi, ma perché si occupano del tema in questione da molto tempo e lo fanno con delle modalità che da noi ancora non vengono applicate. Mi spiego meglio. Per redigere il documento in questione è stata innanzitutto indetta una “chiamata alle armi”: qualunque professionista poteva presentare la propria candidatura! Successivamente sono stati valutati tutti i curriculum ed è stata formata una task force composta da 6 membri che hanno lavorato per due anni, analizzando una vasta letteratura sui tentativi di cambiamento dell’orientamento sessuale, scremandola e analizzandola secondo criteri ben precisi. Successivamente hanno elaborato e pubblicato un documento indicativo nel quale hanno presentato i risultati delle loro ricerche più determinate proposte. Dato che, però, tale documento era solo indicativo, successivamente è stato votat  ed approvato un documento ufficiale,e quindi normativo, scritto dalla stessa task force in funzione dei risultati delle loro ricerche.

Tutto questo processo è stato sempre molto chiaro dall’inizio alla fine a tutti gli osservatori.

In questi anni, invece, in Italia, abbiamo assistito ad affermazioni effettuate in maniera estemporanea e a documenti ufficiali di cui non si capisce bene il processo di elaborazione ed approvazione.

Tutta questa premessa, che non avrei potuto fare nei dieci minuti a mia disposizione, per spiegare il perché ho deciso di focalizzare il mio intervento sul documento dell’American Psychological Association. Vediamo quindi, più in dettaglio, alcuni punti del documento che, ricordiamo, sono indicativi e non normativi …

Danni e benefici dei tentativi di cambiamento dell’orientamento sessuale (di cui le terapie riparative sono solo una parte)

Non abbiamo trovato studi scientificamente rigorosi che possano essere utilizzati per rispondere alle domande che riguardano la sicurezza, l’efficacia, i benefici ed i danni.

La qualità dei metodi utilizzati nella ricerca inficia la validità e la credibilità di ogni affermazione che i ricercatori possano fare sull’eventuale efficacia e sicurezza del trattamento. A causa di questo la task force conclude che ci sono poche prove credibili che possano chiarire se i Tentativi di Modificare l’Orientamento Sessuale funzionino o meno nel modificare le attrazioni omosessuali.

Sia i primi che i recenti studi non forniscono chiare indicazioni sulla prevalenza di esiti negativi o sulla loro frequenza in quanto nessuno studio è stato impostato in modo scientificamente rigoroso per fornire questi dati. Cosi, non è possibile fornire conclusioni in merito alla probabilità che i Tentativi di Modificare l’Orientamento Sessuale possano provocare danni.

In ogni caso, ricerche di entrambi i periodi indicano che i tentativi di modificare l’orientamento sessuale possono causare o amplificare l’ancoscia e danneggiare la salute mentale di alcuni individui. Tra i vari studi non è chiaro quali specifiche caratteristiche individuali e quali criteri diagnostici possano permettere di distinguere prospetticamente quegli individui che, in seguito, valuteranno i risultati come positivi rispetto a chi si sentirà invece danneggiato.

Risultati attendibili?

Dagli studi analizzati è anche emerso che i recenti studi non distinguono adeguatamente tra orientamento sessuale e identità di orientamento sessua-le. La task force ha quindi concluso che questa lacuna ha portato la ricerca sui SOCE ad oscurare ciò che in realtà può o non può cambiare nella ses-sualità umana. Le prove emerse dalle ricerche iniziali e da quelle recenti suggeriscono che, sebbene sia improbabile che l’orienta¬mento sessuale cambi, alcuni individui modificano la loro identità di orientamento sessuale (la loro appartenenza ed affiliazione individuale o di gruppo, l’auto-etichettamento) ed altri aspetti della sessualità (valori e comportamento). Questo avviene con diverse modalità e con risultati vari ed imprevedibili, alcuni dei quali temporanei. Per esempio, in alcune ricerche gli individui partecipanti ai Tentativi di Modificare l’Orientamento Sessuale erano divenuti, grazie a questo, abili ad ignorare o a tollerare le attrazioni per lo stesso sesso. Altri riportavano di essere riusciti a manifestare un comportamento eterosessuale sviluppando una relazione sessuale con un partner di sesso opposto o adottando un’identità eteroses-suale. Questi risultati erano meno frequenti per coloro che non avevano a-vuto alcuna esperienza eterosessuale.

Quale approccio terapeutico è consigliato?

Sulla base delle ricerche effettuate la task force dell’American Psychological Association ha elaborato delle linee guida per l’applicazione appropriata degli interventi terapeutici affermativi con gli adulti che si basano su ciqnue elementi centrali: accettazione e sostegno, assessment, coping attivo, sostegno sociale ed esplorazione e sviluppo dell’identità.

Definiscono un approccio “affermativo” nel senso di “supportivo” dello sviluppo dell’identità del cliente, senza un obiettivo terapeutico a priori per come il cliente identificherà o esprimerà i suoi orientamenti sessuali.

Un approccio affermativo sostiene il cliente nello sviluppo della sua identità senza un obiettivo a priori per il trattamento in merito a come si identificherà o vivrà relativamente il proprio orientamento sessuale. E’ possibile esplorare l’identità dell’orientamento sessuale sia per chi accetta che per chi rifiuta il proprio oritnamento sessuale: il trattamento non differisce, sebbene gli esiti siano diversi (ad es. identità LGB, identità eterosessuale dell’orientamento, disidentificazione dall’iden¬tità LGB, nessuna identità specifica).

L’esplorazione dell’identità dell’orientamento sessuale può aiutare i clienti a creare un’identità personale e sociale che garantisca autostima, ap-partenenza, significato, direzione e scopi per il futuro […]». La task force incoraggia «i professionisti a sostenere i clienti nel determinare: (a) gli o-biettivi del loro processo di identificazione; (b) l’espressione comportamen-tale del loro orientamento sessuale; (c) i loro ruoli pubblici e privati; (d) il ruolo, l’identità e l’espressione del genere; (e) il sesso ed il genere del par-tner; (f) le forme delle loro relazioni.

Ma le terapie riparative?

I trattamenti che sono basati sul presupposto che l’omosessualità o le attrazioni per persone dello stesso sesso siano, a priori, un disturbo mentale o psicopatologiche o si basino su stereotipi inaccurati riguardo le persone LGB, devono essere evitati perché vanno contro i dati empirici e perché i racconti di danni suggeriscono che questi trattamenti possono rinforzare stereotipi restrittivi, incrementare lo stigma interiorizzato e limitare lo sviluppo del cliente.

Dato che la questione dei potenziali danni è ormai attuale, è fondamentale presentare i potenziali rischi ai partecipanti ai Tentativi di Modificare l’Orientamento Sessuale (che, ricordo, sono una sovracategoria rispetto alle terapie riparative) e assicurarsi che la loro adesione sia volontaria.

Che rapporto tra psicologia e religione?

In aree di conflitto tra psicologia e religione, come affermato nella delibera Resolution on Religious, Religion-Related, and/or Religion-Derived Prejudice (e quindi, in questo caso, no n sono indicazioni ma norme deontologiche!), la psicologia non ha una funzione legittima nell’arbi¬trare questioni di fede e teologia o nel giudicare i dogmi religiosi o spiritua-li ed agli psicologi viene intimato di limitarsi a parlare di implicazioni psicologiche o pratiche delle credenze religiose/spirituali quando esistono scoperte psicologiche rilevanti circa quelle implicazioni.
L’American Psychological Association (2007b, 2007c) raccomanda che gli psicologi riconoscano l’importanza della religione e della spiritualità come forme di produzione di significati, di tradizione, di cultura, di identità, di comunità e di diversità. Inoltre, nel concepire interventi e nel condurre ricerca, gli psicologi devono considerare l’importanza delle credenze religiose e dei valori culturali e, laddove appropriato, di tecniche ed approcci sensibili alla religione ed alla cultura (American Psychological Association, 2007c).
Recentemente sta aumentando la letteratura sull’integrazione tra spiritualità e pratica psicologica. Questi approcci includono il delineare come i professionisti della salute mentale possano lavorare efficacemente con individui che provengono da svariate tradizioni religiose. Molte di queste tecniche possono essere efficaci e migliorare i risultati del trattamento clinico con i clienti religiosi, persino con quelli in trattamento presso professionisti atei. Queste innovazioni indicano strade che la psicologia può esplorare includento le credenze religiose e la fede in un approccio rispettoso e scientificamente fondato.
Alcuni professionisti della salute mentale non trattano i problemi degli appartenenti a religioni conservatrici che sono disturbati dalle attrazioni sessuali omosessuali. Uno dei problemi in questo campo è quello di una prospettiva aut-aut che considera l’orientamento sessuale e la religione incompatibili. Tuttavia c’è una crescente evidenza che illustra che molti riescono ad integrare le loro identità religiosa e di orientamento sessuale. L’American Psychological Association parte dalla prospettiva che fede religiosa e psicologia non devono essere viste opposte l’una all’altra. Inoltre, la psicoterapia che rispetta la fede può anche esplorare le implicazioni psicologiche e gli impatti di tali credenze.
A partire da questi presupposti la task force sostiene gli approcci affermativi e multiculturalmente competenti che integrano i concetti della psicologia e della religione e quelli della moderna psicologia sull’orientamento sessuale.

E per il futuro?

L’American Psychological Association sottolinea l’importanza di impostare qualunque ricerca futura secondo degli standard qualitativi ottimali.

Alla fine della ricerca che normative deontologiche sono state approvate?

La task force ha proposto una risoluzione poi approvata dall’American Psychological Association nel corso della sua convention annuale per 125 voti favorevoli e 4 contrari. Tra le varie determinazioni quelle che mi sembrano più rilevanti da riportare in questa sede sono le seguenti:

  • l’American Psychological Association afferma che le attrazioni sessuali e ro-mantiche, i sentimenti ed i comportamenti di natura omosessuale sono varianti normali e positive della sessualità umana a prescindere dall’identità riguardo l’orientamento sessuale;
  • l’American Psychological Association riafferma la sua posizione che l’omosessualità, per sé, non è un disturbo mentale e si oppone alla caratterizzazione delle minoranze sessuali, giovani e adulte, come mentalmente malate per via del loro orientamento sessuale;
  • l’American Psychological Association conclude che ci sono prove insufficienti per sostenere l’utilizzo di interventi psicologici per modificare l’orientamento sessuale;
  • l’American Psychological Association incoraggia i professionisti della salute mentale ad evitare di travisare l’efficacia dei tentativi di cambiamento dell’orientamento sessuale promuovendo o promettendo il cambiamento nell’orientamento sessuale quando forniscono assistenza agli individui che speri-mentano disagio (distressed) dal proprio orientamento sessuale o da quello degli altri;
  • l’American Psychological Association conclude che I benefici riportati dai par-tecipanti ai tentativi di cambiamento dell’orientamento sessuale possono essere ottenuti attraverso approcci che non cercano di modificare l’orientamento sessuale;
  • l’ Psychological Association si oppone alla distorsione e all’uso selettivo dei dati scientifici circa l’omosessualità da parte di individui o organizzazioni che cercano di influenzare la politica e l’opinione pubbliche e assumerà un ruolo di-rettivo (leadership role) nel rispondere a queste distorsioni;
  • l’American Psychological Association incoraggia i gruppi di pressione (advocacy groups), i dirigenti eletti, i professionisti della salute mentale, elected offi-cials, coloro che attuano piani politici ed economici (policy makers), le orga-nizzazioni ed i professionisti religiosi, ed altre organizzazioni a cercare aree di collaborazione che possano promuovere il benessere delle minoranze sessuali.

A parte alcune considerazioni riguardo le modalità con le quali le questioni dell’orientamento sessuale egodistonico e delle terapia sono state affrontate in Italia, i contenuti che ho riportato sono tutti esclusivamente dell’American Psycological Association.

Detto questo, per chi volesse approfondire (e, personalmente, lo ritengo fondamentale vista la mia esortazione iniziale ad essere critici!):

Documento completo

Commento del prof. W. Throckmorton

Commenti di Jim Burroway

Commenti del NARTH