DISCO VERDE ALLE PROPRIE PULSIONI

Un’altra strategia di adattamento alla sregolazione delle pulsioni collettive è dare disco verde alel proprie stesse pulsini, quelle che prima ritenevamo inconfessabili. E’ più o meno questo il ragionamento sotteso a questo tipo di strategia adattiva: se in televisione non si lascia niente all’imamginazione, se intorno registriamo ogni giorno e anche nei luoghi meno scontati un progressivo sdoganamento dell’allusione, della profferta erotica sempre più esplicita; se in tv le cosiddette pornostar vengono invitate a esprimere in pomeriggi televisivi per famiglie opinioni su temi come la crescita e l’educazione per figli; perché dovremmo tenere celate le nostre stesse pulsioni? Perché dovremmo vergognarcene? Il non detto, la trasgressione esce dal cono d’ombra e questa legittimazione, mentre ne impoverisce di fatto la carica trasgressiva (se lo fanno tutti, che trasgressione è?) la rende una pratica in qualche modo familiare, abituale.
Nella sregolazione pulsionale c’è dunque anche chi “ci sguazza”: in primis i produttori di contenuti adult, per tv a pagamento e siti Internet, homevideo e videogiochi, ormai diventati prodotti di consumo di massa. Il porno come sconfinamento legittimato. Attrae ormai persone di tutte le età e livelli di istruzione e di censo, in un impoverimento delel dinamiche erotiche che sono per definizione psichiche prima ancora che fisiche, con la diffusione di sintrdomi da assuefazione e da addiction che colpiscono già i giovanissimi.
Secondo i dati di una recentissima indagine della SIAMS (Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità): già a 14 anni gli adolescenti cominciano a frequentare siti pornografici più espliciti e violenti. L’abitudine diventa decisamente diffusa a partire da 25 anni per toccare l’apice tra i 35 e i 44 anni e poi ridursi gradualmente. Dei circa 27 milioni di utenti Internet (Istat, 2010), a frequentare i siti pornografici sono 7,8 milioni, pari al 28,9% degli utenti complessivi. Del resto, anche le televisioni stanno raccogliendo la sfida della sregolazione: recenti decreti normativi aprono per le televisioni a pagamento, a dimensioni di programmazione che potremmo definire “oltre il porno”, che tecnicamente vengono definiti “contenuti gravemente nocivi” e che un tempo, nei manuali di psichiatria, si chiamavano semplicemente perversioni.

Dagli atti della giornata di studi “Fenomenologia di una crisi antropologica”, Martedì 14 giugno 2011, Censis, Piazza di Novella, 2 – Roma

ATTRAVERSIAMO UNA CRISTI ANTROPOLOGICA, SI RIDUCE IL CONTROLLO DELLE PULSIONI

Aggressività in aumento: +35,3% le minacce e ingiurie negli ultimi cinque anni, +26,5% le lesioni e percosse. Boom di antidepressivi: consumi raddoppiati in dieci anni (+114,2%)
Roma, 6 giugno 2011 – Per comprendere il disagio che sta vivendo la società italiana, il Censis ha avanzato una interpretazione antropologica, sottolineando il peso di fenomeni complessi e trasversali che non si lasciano interpretare attraverso i consueti schemi dell’analisi sociale ed economica: la crisi dell’autorità, il declino del desiderio, la riduzione del controllo sulle pulsioni. Siamo una società in cui sono sempre più deboli i riferimenti valoriali e gli ideali comuni, in cui è più fragile la consistenza dei legami e delle relazioni sociali. In questa indeterminatezza diffusa crescono comportamenti spiegabili come l’effetto di una pervasiva sregolazione delle pulsioni, risultato della perdita di molti dei riferimenti normativi che fanno da guida ai comportamenti. È il depotenziamento della legge, del padre, del dettato religioso, della coscienza, della stessa autoregolamentazione.
Da una indagine appena realizzata dal Censis emerge infatti il senso della relatività delle regole tra gli italiani e il tentativo di legittimare le pulsioni. È diffuso il sentimento autoreferenziale per cui ognuno è l’arbitro unico dei propri comportamenti: è questa l’opinione dell’85,5% degli italiani. Inoltre, si ritiene che le regole possano essere aggirate in molte situazioni. Nel divertimento è ammessa la trasgressione soprattutto dai più giovani (il 44,8%). Si crede che, quando è necessario, bisogna difendersi da sé anche con le cattive maniere (il 48,6%, quota che sale al 61,3% tra i residenti nelle grandi città). Per raggiungere i propri fini bisogna accettare i compromessi secondo il 46,4%. Si può essere buoni cattolici anche senza tener conto della morale della Chiesa in materia di sessualità per il 63,5% (dato che sfiora l’80% tra i più giovani).
La caduta dei filtri sociali si rileva in una molteplicità di comportamenti sempre più diffusi. Aumentano le forme di violenza in cui è forte la componente pulsionale della perdita di controllo e dell’aggressività. Tra il 2004 e il 2009 le minacce e le ingiurie sono aumentate del 35,3%, le lesioni e le percosse del 26,5%, i reati sessuali sono passati da 4.454 a 5.625 (+26,3%).
Anche le forme di dipendenza conoscono oggi una innovazione delle fenomenologie. Se diminuisce in generale il consumo di sostanze stupefacenti (tra il 2008 e il 2009 i consumatori sono calati del 25,7%, passando da 3,9 milioni a 2,9 milioni circa), la pericolosità sociale del consumo di droghe non sembra diminuire: aumentano infatti le persone prese in carico nei Sert per dipendenza da cocaina (+2,5%). E sono in crescita i giovani consumatori a rischio di bevande alcoliche: dal 2009 al 2010 passano dal 14,9% al 16,6% nella fascia di 18-24 anni.
C’è poi la pulsione a una relazionalità virtuale. Gli italiani sono tra i maggiori frequentatori dei social network. Dal settembre 2008 al marzo 2011 gli utenti di Facebook sono passati da 1,3 milioni a 19,2 milioni. Ogni utente trascorre su Facebook mediamente 55 minuti al giorno, è membro di 13 gruppi, e ogni mese posta 24 commenti, invia 8 richieste di amicizia, diventa fan di 4 pagine e riceve 3 inviti ad eventi.
La dimensione più narcisistica delle pulsioni è legata al bisogno di apparire. Nel 2010 sono stati circa 450.000 gli interventi di chirurgia estetica effettuati in Italia. Anoressia e bulimia sono le prime cause di morte tra le giovani di 12-25 anni, e ne sono colpite circa 200.000 donne.
La dimensione più distruttiva delle pulsioni si riscontra nel progressivo crescere delle forme di depressione. Il consumo di antidepressivi è emblematico: le dosi giornaliere sono più che raddoppiate dal 2001 al 2009, passando da 16,2 a 34,7 per 1.000 abitanti (+114,2%).

Da un comunicato stampa del Censis del 6 giugno 2011