Da quando Internet è entrato nelle nostre case è divenuto, molto rapidamente, uno degli strumenti privilegiati per lo scambio di contenuti di natura sessuale. Inizialmente le email con eventuale scambio di foto, poi le chat, poi le video-chat, poi veri e propri forum e giochi online. Stiamo parlando del fenomeno del cybersesso, o almeno parte di esso, dato che più in generale include tutte quelle attività praticabili con l’ausilio della tecnologia digitale che permettono di produrre piacere e raggiungere l’orgasmo, generalmente con l’ausilio della masturbazione.

Con l’arrivo di telefoni sempre più completi e simili a pc questa attività è divenuta sempre più a portata di mano, sempre più semplice e sempre più praticata. Oggi ci sono molteplici applicazioni che permettono lo scambio di foto e messaggi, gratuitamente e con modalità diverse e, grazie a questo, quello che prima era un’attività svolta tra le mura domestiche e davanti a un pc, oggi è praticabile ovunque e, virtualmente, in qualunque momento. Oggi, questa pratica viene definita sexting.

La parola inglese Sexting (“sex” – sesso – e “texting” – invio di messaggi virtuali -) indica la pratica dell’ invio e/o ricezione di testi, immagini e video a sfondo sessuale attraverso i mezzi informatici (computer, smartphone, ipod, ipad). Secondo il National Center for Missing and Exploited Children è un fenomeno in crescita che nasce negli Stati Uniti nel 2009 tra gli adolescenti (McEachern, McEachern-Ciattoni, Martin, 2010) e che, secondo indagini del Telefono Azzurro e dell’Eurispes, si sta diffondendo progressivamente anche in Italia (Tagliaferri, 2013) come una nuova forma di comunicazione ludica ma al tempo stesso molto pericolosa sia dal punto di vista psicologico che legale, poiché l’invio di foto che ritraggono minorenni in pose sessualmente esplicite configura il reato di distribuzione di materiale pedopornografico (anche se tra minorenni consenzienti). Il sexting, inoltre, potrebbe facilitare il dilagare del bullismo in rete, detto cyberbullismo, grazie al quale immagini di nudo o di sesso esplicito possono fare il giro del web senza controllo, procurando negli sventurati “protagonisti” forti e costanti umiliazioni (McEachern, McEachern-Ciattoni, Martin, 2010).

Le nuove tecnologie hanno modificato i comportamenti dei minori; risulta prioritario perciò che le figure educative siano sensibilizzate riguardo a tale fenomeno e possano avere gli strumenti adeguati per poter prevenire nei giovani la possibilità di sviluppare una dipendenza psicologica o la messa in atto di comportamenti devianti.

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DEFINIZIONE E DESCRIZIONE

I bambini e gli adolescenti spendono una quantità sempre maggiore di tempo online. Comunità digitali popolari includono i siti di social media più famosi come Facebook e Twitter ma anche interi mondi virtuali e siti per giocare 24 su 24 come ad esempio Second Life (Stover, 2006). Le comunità digitali consentono ai giovani di socializzare con i coetanei e sviluppare capacità multimediali ma presentano anche dei rischi come il cyberbullismo, la dipendenza, lo shopping e il trading online compulsivi e, appunto, il sexting.

Negli ultimi due decenni è stato molto più facile per bambini e adolescenti esporsi a materiale sessualmente espliciti attraverso le tecnologie di comunicazione quali telefoni cellulari, smartphone, macchine fotografiche digitali e, soprattutto, Internet. Sexting, o sex-texting, è un fenomeno relativamente nuovo tra i teenager e  reso popolare e accentuato, proprio da questa tecnologia.

Il termine sexting, coniato dai media, si riferisce al fenomeno della trasmissione di messaggi e/o fotografie sessualmente espliciti di se stessi o di altri attraverso dispositivi elettronici A volte gli adolescenti condividono le fotografie volontariamente ma, in alcuni casi, possono essere costretti a prendere, ricevere o inviare le fotografie. In questi casi si tratta non solo di sexting, ma anche di cyberbullismo, così come quando le foto, una volta inviate, vengono utilizzate per opprimere, molestare, intimidire, o mettere in imbarazzo le vittime online.

Il Sexting, quando vede coinvolti dei minori, anche se consenziente, è considerato un reato. L’età minima in Italia stabilita per legge è 18 anni per configurare un reato di pornografia e non di pedo-pornografia (Legge 6 febbraio 2006, n. 38).

Ma quali sono gli aspetti caratteristici di questo tipo di comportamenti?

  • Fiducia: spesso i ragazzi/le ragazze inviano proprie immagini o video nudi o sessualmente espliciti perché si fidano della persona a cui stanno inviando il materiale. Mostrano una scarsa consapevolezza riguardo al fatto, che quello stesso materiale, se il rapporto  (amicale o di coppia) dovesse deteriorarsi o rompersi, potrebbe essere diffuso come ripicca per quanto accaduto. Inoltre sembrano non considerare adeguatamente quanto sia realmente degna di fiducia una persona, dato che il sexting può avvenire anche tra persone che si sono conosciute da poco. Questa è una delle caratteristiche di Internet, che permette di raggiungere in poco tempo elevati livelli di intimità e di fiducia, ovviamente non reali, ma solo apparenti.
  • Pervasività: le possibilità che offrono i telefonini di nuova generazione permettono di condividere le foto proprie o altrui con molte persone contemporaneamente, attraverso invii multipli, condivisione sui social network, diffusione online. E, questi nuovi telefoni, sono ormai alla portata di tutti e ormai ritenuti quasi indispensabili anche per le attività della vita quotidiana. Oggi, per molti giovani, è impensabile non avere un telefono che permetta di segnarsi gli appuntamenti in agenda, controllare le email, accedere al proprio profilo Facebook, inviare messaggi tramite vari programmi come Wathsapp e Viber, fare foto e condividerle con gli amici, e via dicendo.
  • Persistenza del fenomeno: il materiale pubblicato su internet può rimanere disponibile online anche per molto tempo. I ragazzi, che crescono immersi nelle nuove tecnologie, non sono consapevoli che una foto o un video diffusi in rete potrebbero non essere tolti mai più. Molto spesso, infatti, quando viene pubblicata una foto su di un sito o un social network, si perdono i diritti su quella foto e, in ogni caso, si perde il potere di poterla eliminare. Inoltre, anche se la eliminiamo, dovremmo riuscire a cancellarla anche dai dispositivi di coloro che l’hanno salvata.
  • Non consapevolezza: i ragazzi spesso non sono consapevoli sia delle conseguenze psicologiche e legali del sexting. Nel primo caso si tratta della possibilità di sviluppare una dipendenza vera e propria, nonché di maturare una distorsione delle proprie capacità affettive e sessuali. Nel secondo caso, invece, molto spesso i ragazzi non sono nemmeno consapevoli che stanno scambiando materiale pedopornografico.

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INFORMAZIONI STATISTICHE

 Un sondaggio online tra studenti universitari americani ha rilevato che quasi i due terzi del campione preso in considerazione avevano immagini di nudo o semi-nudo sui loro dispositivi, per lo più del fidanzato o fidanzata. Circa un quarto aveva immagini di persone con le quali intrattenevano una relazione sessuale o con le quali avevano avuto un appuntamento. E il 15%, infine, si erano incontrati solo online.

Apparire sexy o procurarsi sesso erano le motivazioni principali di questo gruppo.

Alcuni autori includono il sexting nella categoria di cyberbullismo, che certamente può essere inteso in questa chiave quando viene utilizzato dagli adolescenti per molestare altri ragazzi. Ma per quanto riguarda coloro che lo fanno in modo consenziente o gli adulti?

Fino ad oggi, la ricerca è molto limitata anche se anche nel mondo degli adulti sta prendendo piede questa “gioco” virtuale che può diventare la causa principale di problematiche di coppia (tradimento, separazioni).

Uno studio, sempre negli Stati Uniti, tra adolescenti e giovani adulti prevalentemente ispanici di età compresa tra 16-25 ha trovato che il 20% utilizzano sexting. Le donne che utilizzavano questa modalità comunicativa erano quelle che con più frequenza avevano rapporti sessuali e più probabilità di manifestare un comportamento istrionico.

Per quanto riguarda l’Italia i dati confermano che tra i giovanissimi l’esperienza del sexting non rappresenta un’eccezione, ma è invece piuttosto comune. Il fenomeno ha subito un aumento sorprendente: gli adolescenti dai 12 ai 18 anni che dicono di aver ricevuto sms, mms, video di natura sessuale sono passati dal 10,2% al 25,9%. Praticamente 1 adolescente su 4 afferma di aver ricevuto sms, mms e video a sfondo sessuale mentre nel 2011 accadeva solo ad 1 su 10. Una percentuale allarmante, secondo gli esperti, ma che gli adolescenti non vivono nello stesso modo. Quasi il 60% dei ragazzi, infatti, non ha problema nel dichiarare di essersi divertito o persino che gli abbia fatto piacere, mentre uno su sei è rimasto indifferente. Inviare foto “hot”, insomma, è diventata una pratica molto diffusa, specie tra coetanei, visto che i mittenti sono soprattutto amici (38,6%), mentre i partner rappresentano una quota inferiore, di poco superiore al 27%, e meno ancora sono gli sconosciuti (22,7%) che inviano materiale imbarazzante.

La foto dei giovani e giovanissimi italiani è stata scattata da un’indagine conoscitiva di Telefono Azzurro ed Eurispes, secondo la quale nel 2012 un 1 ragazzo su 5 ha trovato proprie foto imbarazzanti in Rete, mentre un anno prima la percentuale era solo di uno su 10. Quanto ad ammettere di voler fare “sexting”, solo il 12,3% dice di aver inviato materiale a sfondo sessuale e comunque nel 41,9% dei casi i giovani dicono di non vederci nulla di male nell’averlo fatto.

Il motivo della sempre maggiore diffusione del sexting, del resto, è legato all’uso di internet, su cui si da appuntamento quotidianamente il 95,7% dei ragazzi e il 22,8% ci resta dalle 2 alle 4 ore. Più di un ragazzo su tre, infatti, dichiara che senza internet si perderebbe qualcosa di interessante nella vita quotidiana. Per il 38,4% senza il web sarebbe anche difficile conoscere nuove persone e molti sono anche coloro che ammettono che si sentirebbero tagliati fuori dagli amici senza il web (22%) o che non potrebbero trovare una ragazzo o un ragazzo (17,2%).

Oltre 4 ore al giorno, poi, sono dedicate dal 40,5% degli adolescenti al cellulare, che spesso sostituisce il computer in quanto a possibilità di connettersi alla Rete.

L’incremento del sexting è stato senza dubbio favorito dall’ulteriore diffusione degli smartphone, che rendono la produzione e l’invio di foto e video ancora più semplici ed immediati rispetto ai telefonini tradizionali. Se non mancano i giovani che dichiarano di aver visitato siti online che esaltano il suicidio (4,9%), incitano alla violenza (19,3%) o invitano all’anoressia (9,9%), molti di più sono coloro che non nascondono di aver guardato immagini pornografiche al computer o dal proprio smartphone (33,9%). In un panorama del genere, colpisce il fatto che i ragazzi affermino di essere preoccupati dalla crisi: il 33,7% dichiara di rinunciare alla paghetta, il 52,6% di spendere di meno nelle proprie uscite, il 53,9% di limitare i costi del cellulare o dei vestiti (57,8%).

A inviare i messaggi sono gli amici, i partner e anche gli sconosciuti. La quota più alta degli adolescenti che riferisce di aver ricevuto messaggi, foto o video con contenuto sessuale indica come mittente un amico o un’amica (38,6%). Seguono un 27,1% che ha ricevuto questi messaggi dal proprio partner, un 22,7% che li ha ricevuti da una persona estranea, il 9,9%, infine, cita un conoscente. I ragazzi riferiscono di essere stati coinvolti nel sexting soprattutto da amiche/amici (44%); il 24,6% da parte della partner, il 19% da una persona estranea, il 10,7% da un/una conoscente. Per le ragazze prevalgono invece i messaggi di contenuto sessuale mandati dal partner (30,9%), ma le risposte si dividono equamente tra partner, amici (30,2%) ed estranei (28,4%). Le reazioni dei ragazzi: tra divertimento e indifferenza. Le reazioni degli adolescenti intervistati alla ricezione di invio o filmati a sfondo pornografico (sexting) sono prevalentemente positive. Il 30,1% dice che gli ha fatto piacere, il 29,1% che lo ha divertito. Le reazioni negative ammontano complessivamente al 23,1%, quindi poco meno di un caso su 4: il 10,7% si è sentito infastidito, il 6,6% imbarazzato, il 2,9% spaventato ed il 2,9% angosciato. Il 16% è invece rimasto indifferente. Il 12,3% degli adolescenti ammette di aver inviato sms/mms/video a sfondo sessuale. Pur riguardando più di un ragazzo su 10, si tratta di una percentuale significativamente più bassa rispetto a quella di coloro che affermano di essere stati oggetto di sexting (un adolescente su 4). È perciò ragionevole ipotizzare che il valore sia sottostimato a causa del pudore e della reticenza a rivelare comportamenti di natura privata e spesso socialmente disapprovati. Nel 2011 solo il 6,7% dei ragazzi ammetteva di aver inviato messaggi con contenuto sessuale tramite telefonino. In un anno la quota è dunque raddoppiata.

In un’ indagine di Associated Press e MTV (2009)  su 1.247 intervistati di età compresa  tra  i 14 e i 24 risultava che il 13% delle donne e il 9% dei maschi avevano inviato una foto nuda o un video di se stessi nudi o semi-nudi. Inoltre, utilizzando un campione rappresentativo a livello nazionale di ragazzi di età compresa tra 12-17, e guardando in particolare al telefono cellulare e agli SMS, il Pew Research Center (2009) ha trovato che il 4% degli adolescenti che possedeva i telefoni cellulari riferiva esplicitamente l’invio di immagini sessualmente suggestive di nudo o semi-nudo ad un’altra persona.

Tre studi hanno esaminato il sexting tra gli adolescenti negli Stati Uniti. In un sondaggio on line tra 653 ragazzi di età compresa tra 13-19 anni commissionato dalla National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancy(NCPTUP) and CosmoGirl.com (2008), il 22% delle ragazze adolescenti e il 18% dei ragazzi adolescenti hanno riferito di aver inviato elettronicamente o pubblicato online immagini di nudo o semi-nudo o video di se stessi. Una indagine dell’ Associated Press e MTV (2009)  su 1.247 intervistati di età compresa tra i 14-24 ha trovato che il 13% delle donne e il 9% dei maschi avevano inviato una foto nuda o un video di se stessi. Infine, utilizzando un campione rappresentativo a livello nazionale di ragazzi di età compresa tra 12-17, e guardando in particolare al telefono cellulare e quindi agli SMS, il Pew Research Center (2009) ha trovato che il 4% degli adolescenti che possedeva i telefoni cellulari ha riferito che essi avevano inviato immagini di nudo o semi-nudo sessualmente suggestive ad un’altra persona.

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DIFFERENZE DI GENERE

 Nel 2009, il Pew Research Center ha condotto un sondaggio nazionale su telefoni fissi e cellulari di ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni. L’indagine si interrogava sull’uso dei loro telefoni cellulari per inviare e ricevere immagini sessualmente provocanti e/o video di se stessi o di qualcuno che conoscevano (Lenhart, 2009). I risultati hanno rivelarono che il 4% degli adolescenti campionati aveva inviato fotografie pornografiche o immagini di se stessi agli altri.

Non ci sono state significative differenze di genere, e i ragazzi più grandi (17 anni di età) certamente avevano più probabilità dei ragazzi più giovani (12 anni di età) di inviare di tali immagini.

In un’altra ricerca effettuata tra il 2011 e il 2012 su 617 soggetti il risultato principale che venne fuori fu che la motivazione più importante per fare Sexting in questo studio (e in altri) era la pressione e la coercizione.  Le ragazze avevano una maggiore probabilità rispetto ai ragazzi di “sextare”, ma la differenza di genere è principalmente da attribuire alle ragazze che dichiaravano di essere stati spinte, costrette, ricattate o minacciate. I sessi non differivano in generale sul “sexting volontario”.

In una ricerca commissionata dal NSPCC nel Maggio 2012, tra i risultati emergeva che esisteva uno squilibrio in “favore” dei maschi che chiedevano o esigevano foto di nudo alle femmine e questi le inviavano per risposta, come risultato di questa richiesta. Al  contrario, risultava improbabile che una donna chiedesse una foto ad un uomo.

Infine, le risposte delle ragazze variavano moltissimo andando da quelle che rispondevano a questa richiesta fino a quelle che semplicemente rifiutavano.

Per concludere, nel settore relativamente nuovo della cyber psicologia, dovremmo impiegare nel prossimo futuro molte risorse per cercare di capire i molteplici cambiamenti comportamentali che i progressi della tecnologia interattiva – il networking – ispireranno.

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CONSEGUENZE

Oltre alle problematiche di natura legale già citate, il sexting può avere numerose altre conseguenze negative come il cyberbullismo e numerosi danni a livello psicologico.

Con le tecnologie di oggi, una foto con nudo o semi nudo (da un minorenne ad un altro adolescente) può cadere rapidamente nelle mani di adulti. Infatti, i sostenitori di procedimenti penali per pornografia infantile anche nei confronti di minorenni, sostengono che questa pratica, anche quando avviene tra adolescenti consenzienti, aumenta la disponibilità di pornografia infantile per i pedofili, e che il rischio è abbastanza significativo da giustificare misure estreme.

L’anonimato in Internet consente agli adulti di atteggiarsi a ragazzi e gli adolescenti  non hanno modo di sapere se stanno inviando le loro foto per un adolescente o un adulto. I sondaggi attuali sul Sexting non hanno ancora studiato la misura in cui gli adolescenti che scambiano foto “Sexted” con gli adulti (incontrati dunque solo online) si  incontrino realmente con questi, me è un rischio che esiste e non è affatto trascurabile.

In una ricerca del 2010 (Englander, 2012), risultava che gli studenti che risultavano più impegnati nel sexting erano anche quelli che con maggiori probabilità avevano una storia psicopatologica di ansia eccessiva, violenza psicologica e fisica interpersonale  e  self-cyberbullismo (cioè, assumendo ruoli falsi e facendo finta di “cyber-bullizare” se stessi attiravano in tal modo l’attenzione e la simpatia degli altri coetanei). Così da essere vittime “virtuali” che con molta probabilità venivano in seguito ri-vittimizzate realmente.

Sempre da ricerche provenienti dagli USA (NSPCC, 2011), sembrerebbe che alle ragazze, in caso di sexting conclamato, è normalmente richiesto un enorme grado di resilienza solo per sopravvivere nel contesto scolastico. Ciò comporta essere in uno stato di costante vigilanza riguardo il loro aspetto e comportamento, con un’ attenzione focalizzata ai ragazzi che potrebbero ferirle o umiliarle, soprattutto quando sono uniti in gruppi. Facilmente si intuisce lo stato di ansia, attivazione e stress intenso alle quale sono sottoposte.

Gli studenti che sono “cyberbullizati” esperiscono più facilmente stati di depressione, ansia, difficoltà di concentrazione e spesso non concludono l’anno scolastico (Ybarra e Mitchell, 2007). Gli stessi Autori asseriscono sempre che gli studenti che commettono/agiscono cyberbullismo sono i più propensi a impegnarsi in comportamenti a rischio.

Gli studenti che invece sono vittime di questi comportamenti si sentono con più probabilità nervosi, ansiosi e stressati. Anche al di là dell’esposizione all’esperienza  di bullismo vera e propria.

Ancora, l’auto-bullismo digitale, (assumendo profili falsi e facendo finta di “cyber-bullizare” se stessi attirano in tal modo l’attenzione e la simpatia degli altri coetanei) è associato a difficoltà con alcol e/o droghe, problemi familiari, e ha come causa o conseguenza, quella di essere sia un bullo che vittima di bullismo. (Low Risk Associated With Most Teenage Sexting: A Study Of 617 18-Year-Olds Elizabeth Englander, PhD 2011/2012 )

In un’altra ricerca (Snyder et al, 2003.) si esplorava lo sviluppo dei ragazzi “bullizzati” e/o vittime di sexting e i risultati attestarono che l’aggressione e/o la vittimizzazione in bambini e gruppi di coetanei adolescenti compromette la sicurezza e lo sviluppo dei bambini. In entrambi i casi, sia nell’aggressore che nella vittima, il bullismo è segno di potenziali disturbi psichiatrici (Turkel, 2007). Parallelamente è stato dimostrato sempre dagli stessi Autori che gli approcci psicoterapeutici socio-cognitivi possono essere utili nel prevenire l’aggressione relazionale. Culotta e Goldstein (2008) hanno inoltre trovato una significativa correlazione tra elevata aggressività relazionale e il costrutto della gelosia: gli adolescenti che hanno riferito di essere in percentuale più gelosi dei loro coetanei, erano impegnati di più, rispetto agli altri gruppi della ricerca, in relazioni aggressive. Questi adolescenti “gelosi” erano come conseguenza più motivati ad agire comportamenti “da bulli”. Le ragazze, nello specifico, riportavano livelli più elevati di gelosia. Questi risultati suggeriscono che il genere (maschio o femmina) può certamente essere preso in considerazione come una variabile molto importante quando si pianificano azioni di intervento e prevenzione.

Indiscutibilmente, la motivazione più importante per il sexting, rivelata in molti studi,(Englander, 2012), è la pressione e/o coercizione ad agire questo tipo di comportamento reattivamente .

Poiché i telefoni cellulari facilitano la possibilità di sperimentare l’intimità e/o nuove relazioni, essi possono essere anche un modo per i giovani di sperimentarsi nella sessualità, che potrebbe facilmente tradursi in sexting. Il Sexting è quasi sempre un segno che i giovani non hanno una sana comprensione della sessualità, o non hanno modi sani per esprimere i loro interessi sessuali e sentimenti ed emozioni (McClelland, 2011).

A tutte queste conseguenze negative, riscontrate nello specifico per quanto riguarda il sexting, possiamo tranquillamente aggiungere anche quelle relative alle ricerche che riguardano il cybersesso più in generale dato che: a) il sexting, in fondo, rientra in questa macrocategoria della quale è una manifestazione; b) predisponde all’utilizzo di pornografia digitale e all’interazione con essa (quindi video e chat). Una descrizione più dettagliata del fenomeno del cybersesso e, ancora più in generale, della sessualizzazione dei mass media è possibile trovarla qui.

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di Emiliano Lambiase con la collaborazione di Andrea Marino e Roberta Bucci

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